Business Europeo in Russia: i risultati di un sondaggio tra gli operatori UE
Due terzi delle aziende europee intervistate non stanno considerando l’ipotesi di chiudere le proprie attività in Russia, nonostante le preoccupazioni originate da sanzioni occidentali e le controsanzioni russe, situazione geopolitica e previsioni economiche a breve termine.
Perché le aziende estere rimangono in Russia?
Le ragioni principali che spingono le aziende straniere, soprattutto europee, a continuare a operare in Russia, sono l’ampiezza del mercato locale, il suo elevato potenziale e la sua evoluzione positiva. È quanto emerge dallo studio dell’
Tra i motivi per rimanere sul mercato russo, i manager stranieri citano la presenza di personale qualificato, prezzi favorevoli delle materie prime, sussidi e incentivi statali, bassi salari, bassa concorrenza e condizioni produttive attrattive per l’export.
L’AEB riunisce oltre 380 aziende provenienti da Paesi dell’UE, dell’EFTA (Associazione Europea di Libero Scambio) e da altri Stati che operano in Russia. Lo studio viene realizzato ogni anno; nel 2025 l’indagine si è svolta tra aprile e maggio sotto forma di interviste online a top manager di 100 aziende associate.
Clima imprenditoriale in Russia valutato dalle aziende europee
L’indice del clima imprenditoriale calcolato da AEB ha raggiunto i 127 punti su un massimo di 200, lo stesso risultato registrato nel 2024. Per confronto: i risultati migliori si sono avuti nel 2012 (159 punti), nel 2011 (155 punti) e nel 2021 (145 punti). Nel 2022, anno di crisi, l’indice era crollato a 80 punti, mentre nel 2014 e 2015 si attestava rispettivamente a 115 e 106 punti.
Stabilità nonostante la crisi
“Le aziende europee in Russia hanno raggiunto una certa stabilità nel nuovo contesto economico. Dopo due anni di ripresa attiva, il business è entrato in una fase di stabilizzazione: le aziende hanno adattato i propri modelli operativi, trovato catene di fornitura alternative e imparato a lavorare in condizioni di restrizioni permanenti”, ha commentato Tadzio Schilling, Direttore Generale di AEB, a proposito dei risultati dell’indagine 2025.
Il 67% delle aziende (contro il 66% nel 2024) non prende in considerazione l’ipotesi di lasciare la Russia, come riportato nello studio.
Rispetto all’anno scorso le imprese straniere si mostrano meno ottimiste nelle previsioni a breve termine per l’economia russa, ma più positive nel medio e lungo periodo.
Solo la metà delle aziende si aspetta una crescita dell’economia russa nei prossimi 1–2 anni (contro il 64% nel 2024). Tuttavia, le aspettative per i prossimi 3–5 anni sono leggermente migliorate (65% contro 60%) e quelle a lungo termine (6–10 anni) sono nettamente più ottimistiche: l’82% prevede una crescita, contro il 66% del 2024.

Le sfide del mercato russo per le aziende estere
Le maggiori difficoltà per le aziende estere in Russia sono rappresentate dalle sanzioni UE/USA e dalle controsanzioni russe, nonché dall’incertezza geopolitica. L’87% delle aziende ha subito effetti negativi dalle sanzioni (contro l’80% nel 2024), in particolare: restrizioni sui rapporti bancari, blocco dell’export/import, congelamento delle riserve valutarie russe, disconnessione da SWIFT, limitazioni sui trasporti e sull’uso di software.
Indagini simili sono condotte da AEB dal 2011. All’edizione 2025 hanno partecipato rappresentanti di aziende provenienti da: Russia (19%), Germania (18%), Svizzera (10%), USA (9%), Francia (7%), Paesi Bassi (5%), Regno Unito (5%), Italia (5%) e altri Paesi. Molte aziende russe membri di AEB hanno capitale europeo, sono state fondate da cittadini europei o hanno origini europee.
Uscire dal mercato russo è difficile e costoso
Un segnale indiretto dell’adattamento delle aziende straniere rimaste sul mercato russo è il numero di operazioni di vendita di asset. Nel primo trimestre del 2025, secondo AK&M, si sono registrate solo 9 operazioni di cessione di asset da parte di stranieri, contro 15 nello stesso periodo del 2024 e 21 nel primo trimestre del 2023.
Da un lato i recenti negoziati tra USA, Russia e Ucraina alimentano speranze di un allentamento della pressione da parte dei regolatori occidentali e persino di una revoca delle sanzioni. Dall’altro, oggi lasciare il mercato russo è più difficile e costoso rispetto al 2022. Innanzitutto sono aumentate le condizioni e i requisiti per la vendita di asset, incluso un maggiore contributo obbligatorio al bilancio statale. In secondo luogo, molte di queste operazioni sono finanziate a credito, ma il tasso chiave della Banca Centrale è stato al 21% per sei mesi, scendendo solo nel giugno 2025 al 20%.

Per saperne di più sul mercato russo e sulle potenzialità del vostro prodotto
Business italiano in Russia
Un numero rilevante di aziende italiane è ancora presente in Russia. Secondo Vincenzo Trani, presidente della Camera di Commercio Italo-Russa, solo il 30% delle imprese italiane ha lasciato la Russia, mentre il 70% è rimasto. “Nel 2022 era molto difficile prendere una decisione rapida e molte aziende italiane hanno preferito non decidere subito, ma rimandare”, ha dichiarato in un’intervista a RBC.
Per il business italiano è stato più difficile abbandonare il mercato rispetto, ad esempio, a quello tedesco, poiché molte grandi aziende tedesche disponevano di assicurazioni statali Hermes e hanno ricevuto un risarcimento.
“Uscire dal mercato avrebbe dato un segnale molto negativo a investitori e partner, per questo la maggior parte delle aziende italiane ha deciso di restare“, spiega Trani. “Tuttavia, oggi quel 70% che è rimasto sta purtroppo soffrendo, mentre chi è uscito nel 2022–2023 ha chiuso le perdite e ora non ci pensa più”, conclude.
USA e Russia verso il ripristino del dialogo commerciale.
Nel marzo 2025 Robert Agee, presidente della Camera di Commercio Americana in Russia, ha dichiarato in un’intervista a RBC che per rassicurare gli investitori americani è fondamentale eliminare le controsanzioni e ripristinare il regime di distribuzione dei dividendi.
Ha inoltre riferito che la Camera ha redatto un white paper (documento di indirizzo con raccomandazioni politiche) per il governo USA, chiedendo la revoca delle sanzioni nel settore dell’aviazione, il ritiro del divieto di investimenti per le imprese statunitensi e l’eliminazione delle sanzioni nei confronti delle banche russe, poiché le restrizioni attuali hanno aumentato significativamente i costi di gestione aziendale.
La Russia resta un mercato attrattivo e rilevante per il business internazionale?
Nonostante le sfide legate al contesto geopolitico e alle sanzioni, la Russia continua a offrire opportunità concrete per le imprese europee. Le dimensioni del mercato, la disponibilità di risorse, i costi competitivi e le prospettive di crescita nel lungo periodo ne fanno una destinazione ancora strategica e attrattiva per chi intende mantenere una presenza internazionale solida e ben posizionata.
Fonte:
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