Nel 2025 le aziende europee hanno generato il 51% del fatturato complessivo delle imprese straniere in Russia
Negli ultimi dieci anni la struttura del capitale straniero in Russia è cambiata profondamente: il numero delle società con controllo estero si è ridotto di oltre cinque volte, le giurisdizioni offshore stanno rapidamente perdendo terreno, mentre aumenta il ruolo dei partner provenienti dall’Asia e dal Medio Oriente.
Non si tratta soltanto di statistiche: questi cambiamenti indicano la formazione di una nuova realtà economica, nella quale i precedenti modelli vengono progressivamente sostituiti da nuove catene di fornitura, nuove forme di cooperazione e processi di localizzazione.
Imprese straniere in Russia: come è cambiata la presenza dal 2015 al 2026
La dinamica del numero di comproprietari stranieri — persone giuridiche — presenti nelle società russe tra il 2015 e il 2026 mostra una forte contrazione, seguita da una progressiva stabilizzazione.
Nel 2015 erano 118.456, mentre nel primo semestre del 2026 il loro numero è sceso a 21.234: una riduzione di oltre cinque volte. Le contrazioni più significative si sono verificate nei periodi 2015–2016 e 2020–2022. Successivamente il ritmo della diminuzione ha rallentato e il numero si è stabilizzato su un livello compreso tra 21.000 e 23.000 persone giuridiche.
Le cause della riduzione della presenza straniera in Russia
Nel 2014–2015 i prezzi mondiali del petrolio sono diminuiti bruscamente, determinando una riduzione delle entrate del bilancio statale, la svalutazione del rublo e un generale peggioramento del clima degli investimenti in Russia. Gli investitori stranieri sono diventati più prudenti: molti hanno rivisto le proprie strategie, ridotto il finanziamento dei progetti congiunti o congelato nuove iniziative.
Parallelamente, in Russia stava prendendo slancio la politica di deoffshorizzazione. Sono state introdotte normative che hanno reso più complesso l’utilizzo delle giurisdizioni straniere ai fini dell’ottimizzazione fiscale. Di conseguenza, alcune strutture sono state semplicemente registrate nuovamente nella giurisdizione russa, e anche questo si è riflesso nelle statistiche in una riduzione del numero di persone giuridiche straniere comproprietarie.
La pandemia di COVID-19 ha aggiunto ulteriore incertezza
Le catene globali di approvvigionamento hanno subito interruzioni e numerose aziende hanno temporaneamente sospeso le proprie attività o rivisto i programmi di investimento. Anche questo ha spinto una parte dei comproprietari stranieri a ridurre la propria attività nei progetti russi.
L’impatto delle sanzioni sulle imprese straniere in Russia dopo il 2022
Dopo febbraio 2022 la pressione delle sanzioni da parte di diversi Paesi è aumentata notevolmente. Per le imprese straniere questo ha creato un intero complesso di rischi.
- In primo luogo, il rischio di sanzioni secondarie. Molte società straniere temevano di essere sottoposte a restrizioni continuando a lavorare con partner russi.
- In secondo luogo, sono aumentate le barriere logistiche e finanziarie: difficoltà nei pagamenti, esclusione di alcune banche dai sistemi internazionali e problemi nella logistica.
- In terzo luogo, sono cresciuti i rischi reputazionali. Nel contesto delle tensioni geopolitiche, continuare a operare in Russia ha comportato anche rischi di immagine per le multinazionali occidentali.
Di conseguenza, numerose società straniere hanno deciso di lasciare completamente o parzialmente il mercato russo, trasferendo le proprie partecipazioni a partner locali.
Con il tempo la situazione si è parzialmente stabilizzata. Le imprese si sono adattate, cercando nuovi percorsi logistici e orientandosi verso fornitori provenienti da altre regioni, soprattutto dall’Asia: Cina, India e Paesi del Golfo Persico.
È cambiata anche la geografia degli investitori
Se in precedenza predominavano quelli provenienti dai cosiddetti Paesi “ostili”, oggi aumenta l’attività delle aziende provenienti da Stati che non hanno aderito alle sanzioni.
Questi dati mostrano quindi non soltanto una riduzione quantitativa, ma una profonda trasformazione strutturale. Stanno scomparendo interi modelli di presenza, soprattutto gli schemi offshore e holding nei quali una determinata giurisdizione veniva utilizzata come struttura intermedia per i flussi finanziari e l’ottimizzazione fiscale. Oggi passa invece in primo piano l’attività operativa: produzione, commercio, logistica e sviluppo immobiliare.
Capitale straniero in Russia: il declino delle giurisdizioni offshore e la nuova geografia
Cipro, che nel 2015 era il leader assoluto con 25.283 persone giuridiche presenti in Russia, ha ridotto la propria presenza a 2.844 nel 2026: una diminuzione di oltre otto volte.
Una dinamica analoga riguarda le Isole Vergini e le Seychelles. La loro quota nella struttura del capitale straniero delle società russe si è sensibilmente ridotta, riflettendo il processo di deoffshorizzazione e l’inasprimento della regolamentazione.
Nel campione considerato per l’analisi economica, Cipro rimane al primo posto per numero di società, con 971 persone giuridiche, ma non per fatturato o numero di dipendenti. Questo conferma l’ipotesi secondo cui in questa giurisdizione continuano a essere registrate prevalentemente holding e strutture finanziarie, piuttosto che grandi asset produttivi.
Cresce il ruolo delle imprese asiatiche e dei Paesi “amici”
Parallelamente alla riduzione del capitale occidentale e offshore, aumenta il ruolo dei cosiddetti Paesi “amici”.
La Cina, dopo il calo registrato tra il 2016 e il 2021, mostra una ripresa: il numero delle aziende è aumentato da 734 a 1.800 nel 2026.
Anche Emirati Arabi Uniti, Turchia, Vietnam e Qatar mostrano una crescita stabile. Particolarmente significativo è il caso del Vietnam: dalle 9 società del 2021 si è passati a 133 nel 2026, dato che dimostra un’attiva espansione sul nuovo mercato.

Fatturato delle imprese straniere in Russia: l’Europa mantiene la leadership
Il fatturato complessivo del campione di 7.266 società controllate da persone giuridiche straniere, la cui partecipazione nella società russa supera il 50%, nel 2025 è stato pari a circa 10,32 trilioni di rubli (ca 103,2 mlrd €). Il numero dei dipendenti è stato pari a 212.172 persone.
La distribuzione per gruppi di Paesi mostra che l’Europa rimane il principale partner per volume dell’attività economica: alle imprese europee è riconducibile oltre il 51% del fatturato, mentre rappresentano il 43% del numero complessivo delle società analizzate. Germania, Francia e Paesi Bassi costituiscono il “nucleo” della presenza europea in Russia, mostrando un’elevata produttività del lavoro e la presenza di produzioni tecnologicamente avanzate.
Asia: il 22% del fatturato delle imprese straniere
L’Asia rappresenta un importante motore di crescita: la quota di queste imprese sul fatturato è pari a circa il 22%, equivalente a 2,3 trilioni di rubli (ca 23 mlrd €), mentre la loro quota sul numero totale delle società è pari al 13%. La Cina domina questo segmento, generando 1,2 trilioni di rubli di fatturato (ca 12 mlrd €).
Le imprese asiatiche sono caratterizzate dalla presenza di grandi progetti nei settori delle costruzioni, dell’energia, dell’automotive e del retail.
Medio Oriente: elevato fatturato per impresa
Il Medio Oriente, pur essendo rappresentato da un numero relativamente limitato di imprese — circa il 4,5% del totale — registra un fatturato per società molto elevato e genera circa l’11% del fatturato complessivo.
Emirati Arabi Uniti e Turchia sono i principali protagonisti. Le imprese turche sono tradizionalmente forti nelle costruzioni e nell’industria leggera, mentre gli Emirati Arabi Uniti hanno una presenza importante nella logistica, nel commercio e negli investimenti.
La presenza delle imprese statunitensi in Russia
Gli Stati Uniti mostrano invece risultati più contenuti: 196 imprese, 87,5 miliardi di rubli di fatturato (ca 875 mln €) e 2.762 dipendenti. Le società rimaste sul mercato sono probabilmente specializzate in servizi tecnologici di nicchia, consulenza oppure dispongono di siti produttivi localizzati con un elevato valore aggiunto.
In quali settori operano le imprese straniere in Russia
Il capitale straniero si concentra prevalentemente nel commercio all’ingrosso, nelle operazioni immobiliari, nell’IT e nei servizi professionali.
Il 30,2% di tutte le società analizzate è costituito da operatori del commercio all’ingrosso, che generano quasi il 40% del fatturato complessivo, pari a 4,03 trilioni di rubli (ca 40,3 mlrd €). Questo riflette il modello operativo dei gruppi stranieri in Russia: acquisti centralizzati, distribuzione e gestione dei flussi di merci attraverso persone giuridiche russe.
Tra i primi cinque settori per fatturato figurano inoltre importanti comparti produttivi:
- industria alimentare: 909 miliardi di rubli (ca 9,09 mlrd €)
- materiali da costruzione: 201,7 miliardi di rubli (ca 2,02 mlrd €)
- industria chimica: 196,4 miliardi di rubli (ca 1,96 mlrd €)
- lavorazione dei metalli: 157,4 miliardi di rubli (ca 1,57 mlrd €).
In questi settori gli investitori stranieri gestiscono grandi stabilimenti e complessi produttivi.
Concentrazione del business estero in Russia per regione
La distribuzione geografica della presenza straniera è fortemente centralizzata: oltre il 73% di tutte le imprese è registrato a Mosca, San Pietroburgo e nella Regione di Mosca.
Mosca e la Regione di Mosca, considerate insieme, generano oltre il 77% del fatturato complessivo.
La Regione di Mosca presenta inoltre la produttività del lavoro più elevata tra le principali regioni: 81,6 milioni di rubli di fatturato per dipendente (ca 816.000 €). Il dato è collegato alla concentrazione di grandi strutture produttive e logistiche caratterizzate da un elevato livello di automazione.
Il futuro del capitale estero in Russia>
La stabilizzazione su un livello compreso tra 21.000 e 23.000 persone giuridiche straniere che detengono quote in società russe indica che il mercato sta raggiungendo un nuovo livello di equilibrio. La questione non riguarda più soltanto quante imprese straniere rimarranno in Russia, ma quale valore economico saranno in grado di generare e quanto riusciranno a integrarsi nel nuovo modello di sviluppo del Paese.
Per lo Stato, la formazione di una nuova struttura del capitale straniero rappresenta un’opportunità per rafforzare la cooperazione con i Paesi “amici”, incentivare la localizzazione della produzione e sviluppare i settori ad alta tecnologia.
È importante non limitarsi a sostituire gli investitori che hanno lasciato il mercato, ma creare le condizioni per una presenza a lungo termine dei nuovi partner: regole trasparenti, tutela dei diritti di proprietà, accesso alle infrastrutture e disponibilità di personale qualificato. (E questa regola non vale solo per la Russia.)
Per le imprese estere in Russia, la situazione attuale rappresenta contemporaneamente una sfida e un’opportunità. Da una parte, l’uscita dei tradizionali operatori occidentali libera alcune nicchie e riduce la concorrenza in determinati segmenti. Dall’altra, richiede una riorganizzazione delle catene di fornitura, la ricerca di nuovi partner e l’adattamento alle mutate condizioni normative.
Metodologia dell’analisi sulle imprese straniere in Russia
La fonte dei dati utilizzati per l’analisi è il sistema SPARK-Interfax, che aggrega le informazioni provenienti dal Registro Statale Unificato delle Persone Giuridiche, dal Servizio Fiscale Federale russo (FNS) e da Rosstat. Sulla base dei dati SPARK-Interfax è stato creato un campione rappresentativo di società russe, strutturato in base al Paese di appartenenza dei proprietari, ai codici OKVED, alla regione di registrazione e all’età delle società. I criteri di selezione comprendono società russe classificate secondo la forma di proprietà OKFS «Proprietà di persone giuridiche straniere», a condizione che la quota complessiva dei proprietari stranieri sia superiore al 50%. Questo approccio permette di distinguere le società sottoposte a un effettivo controllo straniero dalle strutture caratterizzate da una partecipazione soltanto formale o minoritaria. Nel campione non sono state incluse le società appartenenti a persone fisiche di cittadinanza straniera, poiché nei dati analizzati è stato rilevato un numero significativo di errori nell’attribuzione del Paese di appartenenza.
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