Lе sanzioni in Russia e la politica di sostituzione dell’import alimentare

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Sanzioni frutta e verdura in Russia - OBICONS

La Russia non ha raggiunto gli obiettivi di sostituzione delle importazioni di prodotti alimentari, inclusi quelli sotto embargo.

Sanzioni e controsanzioni: risultati dubbi

Uno studio dell’Agenzia nazionale di rating (NRA) ha dimostrato che, contrariamente alle speranze delle autorità, la Russia non è stata in grado di sostituire le forniture delle principali categorie di prodotti importati con la produzione interna, comprese quelle vietate per l’importazione a titolo di contro-sanzioni nell’agosto 2014.

I fornitori europei sono stati sostituiti da aziende di altri Paesi e, secondo gli esperti, in alcuni casi non si tratta nemmeno di sostituzione, ma di riesportazione degli stessi prodotti, per lo più europei, che erano stati banditi dall’embargo.

Sanzioni alimentari, panoramica dei settori

Negli otto anni trascorsi dall’adozione del piano di sostituzione, programmato fino al 2020, in Russia solo le importazioni di carne sono state notevolmente ridotte, per il 65%; percentuale, peraltro, di 2,8 punti inferiore rispetto a quanto previsto dal piano stesso.

Dopo l’introduzione nel 2014 dell’embargo sui prodotti dell’Unione Europea (carne e latticini, pesce, verdura e frutta), in risposta alle sanzioni contro la Russia, i funzionari fecero giustamente appello alla strategia del 2012, promettendo di sostituire le merci proibite con quelle di produzione interna.
Il piano, tuttavia, è riuscito solo parzialmente: l’esportazione di prodotti lattiero-caseari entro la fine del 2020 è diminuita del 20% anziché del 30% previsto; frutta e verdura sono calate complessivamente dell’11% invece del 20% programmato. La situazione si è rivelata un fallimento in particolare per quanto riguarda gli ortaggi: era previsto che entro il 2020 la loro importazione sarebbe diminuita del 70,3%, ma il valore reale si è attestato sul 27%.

“La Russia sarà un importatore netto di frutta e verdura per molto tempo a causa del clima”, afferma Maria Sulima, analista senior di NRA.

Sergei Yushin, capo dell’Associazione Statale produttori di carni, afferma che, se negli anni 2000 la Russia importava 2,5-3 milioni di tonnellate di carne e frattaglie, anche dall’UE, nel 2020 importa meno di 600 mila tonnellate. Quest’anno il Paese produrrà 5,05 milioni di tonnellate di carne di pollame e 4,25 milioni di tonnellate di maiale (dieci anni fa queste cifre erano di 0,8 milioni e 1,6 milioni).

La produzione di pesce sta crescendo, anche se non così rapidamente: nel 2019, il Paese ha prodotto 4,21 milioni di tonnellate di prodotti ittici contro i 3,68 del 2013.

Esportazione pesce in Russia Sanzioni

La forma cambia, la sostanza no

La produzione interna di prodotti vietati per l’importazione dall’UE nel 2019 è stata 2,5 volte superiore al volume delle importazioni dai Paesi non soggetti alle sanzioni; tuttavia la quota delle importazioni di tali prodotti resta alta: 30% contro il 38% del 2013. Il volume restante viene importato da Paesi terzi.

Se prima dell’embargo l’UE rappresentava il 43% dei prodotti lattiero-caseari importati nella Federazione Russa, ora la Bielorussia è diventata il principale fornitore (79% contro il 39% prima delle sanzioni). La Bielorussia ha anche sostituito l’UE nelle forniture di carne: ora la sua quota nella struttura delle importazioni nella Federazione Russa è del 29% contro il 12% nel 2013. Dal Paraguay, da dove la carne veniva importata in misura limitata prima delle sanzioni, ora viene importato il 19%.

Esportare salumi in Russia Embargo

I dubbi degli esperti

Allargando lo sguardo si osservano fenomeni curiosi. La Norvegia, ad esempio, che forniva fino al 40% del pesce importato nella Federazione Russa prima dell’embargo, è stata sostituita dal Cile e dalle Isole Fær Øer, da cui oggi provengono rispettivamente il 20% e il 16%; allo stesso tempo, le forniture di pesce norvegese al Cile sono triplicate. L’Ecuador, da cui attualmente proviene il 22% della frutta importata in Russia, ha di fatto sostituito l’Unione Europea in questo mercato; tuttavia gli analisti hanno scoperto che, recentemente, lo stesso Ecuador ha aumentato del 700% gli acquisti di questi prodotti dall’Europa, il che supera il volume del consumo interno. L’Europa è stata parzialmente sostituita dalla Cina nella fornitura di verdura alla Russia: la quota cinese nelle importazioni è oggi del 21% contro l’8% del 2013. Nel frattempo, parallelamente, la stessa RPC ha triplicato i propri acquisti di ortaggi dall’Unione Europea.
La NRA è giunta quindi alla conclusione che questi Paesi stanno effettuando una riesportazione, almeno parziale, dei prodotti sanzionati nella Federazione Russa. Gli esperti, tuttavia, diffidano delle osservazioni degli analisti. “La maggior parte delle banane e dei frutti esotici che non vengono coltivati nell’UE provengono dall’Ecuador”, afferma Irina Koziy, CEO di FruitNews.
Il Presidente dell’Associazione Russa dei produttori di pesce German Zverev considera la riesportazione del salmone prodotto in Europa dal Cile economicamente non redditizia a causa della grande leva logistica.

Allo stesso tempo, Irina Koziy considera la riesportazione un fatto reale,

se consideriamo altri prodotti e attraverso altri Paesi: Serbia, Moldova, Azerbaigian e Stati membri della EAEU. Da questi Paesi, secondo l’esperto, avrebbero potuto essere importate in un anno quasi 110mila tonnellate di mele, ovvero circa il 15% del totale importato. La Cina, osserva ancora Koziy, potrebbe ad esempio riesportare la fornitura di mandorle, poiché Hong Kong è un importante centro per il commercio di questo frutto coltivato in California.

Sanzioni alimentari in Russia

Qual’è il risultato?

Le sanzioni stanno indubbiamente danneggiando il mercato agroalimentare anche perché, come abbiamo visto, generano meccanismi poco trasparenti il cui prezzo ricade su fornitori e consumatori. Ci auguriamo che la situazione migliori al più presto e che il libero scambio torni a favorire i produttori alimentari italiani nella vendita di quel “Made in Italy” di cui i russi sentono tanto la mancanza.

Ricordiamoci però sempre che la Russia è aperta ai produttori dei numerosi prodotti alimentari italiani non soggetti a sanzioni.

Parliamo dell’olio d’oliva, di pasta e prodotti dolciari, caffè, verdura e frutta conservata, molti prodotti surgelati e alimentari confezionati. Quindi se pensate che la Russia dopo l’introduzione delle sanzioni sugli alimenti non sia più un mercato strategico per le vostre olive o per le vostre salse, state sbagliando ;).
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Fonte: https://www.kommersant.ru/doc/4603211, Foto: Tass – Anton Novoderezkin

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