EXW Incoterms: rischi nascosti
Nel 95% dei casi, lavorando con aziende italiane che esportano fuori dall’UE soprattutto via terra, notiamo che viene utilizzato EXW, “perchè per noi è il metodo più economico e sicuro”. Questo è vero, ma…
Purtroppo, solo una piccola parte di queste aziende si preoccupa di verificare se l’export sia effettivamente avvenuto e di raccogliere la documentazione necessaria.
Impariamo dagli errori altrui. Ecco tre casi reali di aziende italiane che hanno affrontato problemi con EXW:
1. Venduto e dimenticato
Un produttore italiano ha venduto EXW a un cliente russo un pallet di prodotti alimentari di alto valore. Il cliente ha ritirato la merce dal magazzino del produttore e l’ha importata in Russia illegalmente (lotto commerciale entrato nel paese come privato, senza dichiarazione doganale).
Esito: Nessuna registrazione ufficiale né di export né di import.
Valore della merce: ~8.000 € (IVA esclusa).
2. Errore in magazzino
Un produttore italiano di materiali da costruzione di lusso esportava regolarmente a una società turca, che poi spediva la merce in transito verso la Russia. (Prodotto non sanzionato, nessuna operazione illegale).
La merce veniva consolidata in un magazzino in Italia e spedita in container in Turchia. Tuttavia, per errore, i magazzinieri hanno caricato nel container 10 pallet invece degli 8 indicati nei documenti di trasporto.
Esito: 10 pallet sono stati consegnati al cliente finale, ma non esistono documenti né di export né di import.
Valore della merce: ~170.000 € (IVA esclusa).
3. Acquirenti non rintracciabili
Un’azienda italiana ha venduto mobili EXW una tantum a una società edile bielorussa per un appalto privato.
L’esportazione è stata gestita dal trasportatore in Polonia e la consegna è avvenuta in Bielorussia presso il cliente finale. Passato del tempo, in Italia viene richiesto di confermare l’export o di dimostrare l’uscita della merce dall’UE.
Problema: la società edile in Bielorussia non esiste più, il trasportatore non è identificabile. L’unico contatto disponibile è il cliente finale privato, che ovviamente non ha alcun documento.
Valore della merce: ~40.000 € (IVA esclusa).
Dove sta il problema?
In tutti e 3 i casi è avvenuta una vendita EXW senza IVA fuori UE (Articolo 8 DPR 633/72) ma non ci sono prove documentali dell’export.
Come evitare questi problemi?
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1. Richiedere sempre (o specificare nel contratto l’obbligo di fornire) copia della dichiarazione di esportazione o il numero MRN.(Si consiglia di richiedere, a consegna avvenuta, anche una copia della CMR firmata con tutti i timbri).
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2. In caso di EXW per extra UE, specificare nel contratto che il costo della dichiarazione di esportazione sarà coperto dal venditore, con l’obbligo per il cliente di fornire una copia del documento, e anche che la merce deve uscire dall’UE entro 90 gg.
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3. Preferire FCA e gestire direttamente la dichiarazione di esportazione (costo minimo: circa 50 €).
Dimostrare un’operazione di export post factum può essere estremamente difficile, se non impossibile.
Meglio prevenire che dover correre ai ripari.

Anche in una situazione geopolitica instabile bisogna sapersi orientare e muovere.
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